Bentrovati!
Quest’oggi vi parlo di un romanzo, scritto da una delle donne della letteratura italiana, verso cui nutro profonda stima ed ammirazione: Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926. Una scrittrice che adoro, e con cui condivido la terra d’origine.
Colgo quindi l’occasione per presentarvi una delle sue opere che mi piacciono maggiormente, e che s’intitola Marianna Sirca.
Come in tutte le sue opere la Sardegna non si limita a fare da sfondo alle vicende dei personaggi, ma diventa essa stessa parte integrante di loro e delle loro vite.

I due giovani s’ innamorano perdutamente l’uno dell’altra.
“Le pareva e non le pareva, di conoscerlo: di aver altre volte veduto quei denti che brillavano fra le labbra fresche ombreggiate da una lieve peluria, e nel viso scuro i lunghi occhi che sembravano turchini tanto il bianco era di un azzurro perlato”.
Purtroppo l’amore di Marianna e Simone si scontra con la società dell’epoca. A dividerli c’è innanzitutto la differenza di classe: Marianna ora è una ricca possidente, e Simone un servo che si è prestato al banditismo. Ma per non rinunciare a questo loro sentimento i due si legano in una storia d’amore che si rivelerà impossibile. Marianna vuole il suo Simone, e proprio per coronare il loro sogno d’amore gli chiede di rinunciare alla sua vita da bandito, di costituirsi e sposarsi con lei. Ma l’indole del bandito prevale in Simone…
Nonostante i due cerchino di cambiare il loro destino, sarà proprio quest’ultimo a prendere il sopravvento nel rapporto tra i due amanti. Un destino fatale ed inevitabile che segnerà le loro vite in maniera tragica.
Sullo sfondo la città di Nuoro. Il paesaggio sardo che in ogni istante si adegua alle vicende e agli stti d’animo dei protagonisti, accompagnandoli nel loro sogno d’amore impossibile.
“E disse di sì, perché gli occhi del pretendente rassomigliavano a quelli di Simone”.
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