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Il mito di Diabolik: andiamo alla scoperta delle sue origini

Pubblicato il: 11 luglio 2017 | Commenti 0
il mito di Diabolik

Fonte immagine: www.moveoramag.com

Dai fumetti al cinema, fino ad una serie animata e al merchandising dedicato: oggi scopriamo com’è nato il mito di Diabolik!

Il mito di Diabolik – l’esordio

Nel 1962 il personaggio di Diabolik nasce grazie ad Angela Giussani. Lei e la sorella, Luciana, si occupano delle sceneggiature, mentre a realizzare graficamente il personaggio si alternano, nel tempo, diversi disegnatori, tra cui citiamo: Zarcone (autore solamente del primo numero), Brenno Fiumali (autore anche della prima copertina), Remo Berselli (creatore anche della testata), Luigi Marchesi (che ridisegna il primo numero per la ristampa), Giorgio Montorio, Glauco Coretti, Leo Cimpellin, Carlo Peroni, Mario Cubbino e Gabriele Pennacchioli. La casa editrice che comincia a pubblicare la serie a fumetti, e che continua a farlo da più di 50 anni, è Astorina.
Il primo a distribuirlo è Ingoglia, piccolo distributore di Milano, ma con l’aumento del numero di copie vendute, Astorina passa ad un distributore più grande: la Sodip, che si occuperà di distribuire anche le ristampe.

La trama del primo numero (uscito nel novembre del 1962) si struttura in modo che il lettore non capisca dall’inizio chi sia Diabolik. Le vendite non sono soddisfacenti, tanto che il secondo numero viene pubblicato solo tre mesi dopo. A marzo del 1963 esce il terzo numero, nel quale appare per la prima volta Eva Kant. Insieme a Diabolik nasce il fumetto nero italiano.

Diabolik viene pubblicato anche in: Argentina, Belgio, Brasile, Colombia, Danimarca (con il nome di “Satano”), Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Israele, Jugoslavia, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti.

Gli albi di Diabolik vengono concepiti di piccola dimensione in modo da poter essere tascabili, perché la Giussani vuole andare incontro alle esigenze dei lettori pendolari che osserva la mattina da casa sua, vicino alla stazione.

Il mito di Diabolik – le origini del personaggio

Per capire i gusti del suo target, Angela Giussani avrebbe condotto un’indagine di mercato da cui risulta che molti in viaggio leggono romanzi gialli. Da ciò, intuisce che per attrarre l’attenzione deve puntare sugli elementi di questo genere letterario e su quelli degli altrettanto apprezzati romanzi d’appendice (da cui trae, ad esempio, la tecnica del flashback) creando un personaggio capace di incutere timore, ma anche di suscitare ammirazione.

Crea, inoltre, un mondo immaginario con scenari indefinibili: molto viene lasciato nell’indeterminatezza e tante domande non hanno risposta. Basti pensare che le origini del personaggio vengono raccontate solo 6 anni dopo il suo esordio… e dopo ben 107 numeri!

Ma… perché Diabolik? Nel febbraio 1962 esce il film “Totò diabolicus”, probabilmente ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto a Torino, in cui il misterioso assassino lascia sul luogo del delitto una lettera firmata “Diabolich”. Le sorelle Giussani battezzano “Diabolik” il loro personaggio, proprio come l’oscuro assassino di Torino. Per i tratti somatici di Diabolik, invece, la Giussani si ispira all’attore Robert Taylor.

il mito di Diabolik

Fonte immagine: www.mangaforever.net

Il mito di Diabolik – la biografia

Diabolik è uno spietato ladro e assassino che non fallisce quasi mai nei suoi piani. La sua compagna e complice è la bellissima Eva Kant. Insieme derubano ricche famiglie, banche o personaggi arricchiti spesso in maniera illecita, in modo da garantirsi una vita agiata e da finanziare nuove e rapine tecnologicamente avanzate e spesso al limite dell’irreale, ma sicuramente di grande impatto. Grazie ad Eva, Diabolik diventa a poco a poco un personaggio più umano, contraddistinto anche da una sua morale. Anche Eva si evolve: da amante sottomessa a complice preziosa.

Il numero 107 dal titolo “Diabolik, chi sei?” rivela le origini del personaggio: unico sopravvissuto di un naufragio, giunge in fasce su un’isola segreta dove viene allevato da una banda di criminali e dal loro capo King, ognuno dei quali gli insegna qualcosa. Diventato adulto, fugge dall’isola con il tesoro di King, prendendo il nome di “Diabolik”, una meravigliosa pantera nera uccisa dallo stesso King. Il suo nome anagrafico è ignoto.

Quando il ragazzo scappa dall’isola, viene rintracciato dagli uomini della banda, ma viene salvato da un contrabbandiere, Ronin, che, notando le potenzialità del ragazzo, gli offre di entrare a far parte della propria scuola in cui tempra i migliori soldati e assassini mercenari del mondo. Anche le tecniche che impara nella scuola faranno parte della sua attività futura. In questo periodo, adotta anche il suo famoso costume nero. La scuola viene poi distrutta e tutti vengono uccisi da un criminale, tranne Diabolik, che a sua volta uccide il criminale colpevole, si impossessa di tutte le sue proprietà e ne assume l’identità.

Successivamente, in Oriente, Diabolik incontra per la prima volta l’ispettore Ginko, il suo eterno nemico.

A partire da questo punto, la storia delle origini del mito di Diabolik continua, fino a ricongiungersi con il terzo numero: quello in cui incontra Eva.

Chi lo avrebbe detto…

Avreste pensato che un personaggio come Diabolik affondi le sue radici nella letteratura e che, addirittura, abbia contribuito alla nascita di un genere nuovo, come quello del fumetto nero? Niente male, per essere un criminale!

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