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Recensione di “Seta” di Alessandro Baricco

Pubblicato il: 4 febbraio 2011 | Commenti 0

Una delle mie migliori amiche, lettrice attenta ed esigente, mi ha regalato questo libro dicendomi: “lo leggerai tutto d’un fiato e sarai trasportata dalle parole!” E così è stato.

Non definerei questo libro un romanzo vero e proprio ma un racconto, la storia della vita di un uomo che si evolve attraverso gli sguardi di una sconosciuta misteriosa.

Questa storia, ambientata nel 1860 circa, narra della vita di Hervé Joncour, commerciante francese di bachi da seta, che, a causa di un’epidemia che ha colpito i bachi da seta di tutti i paesi europei e africani, è costretto a recarsi in Giappone per comprarne le uova. In questo paese è accolto alla corte di Hara Kei, un uomo enigmatico, che è sempre in compagnia di una giovane ragazza. Tra i due nasce un’intensa attrazione che si evolve attraverso i loro sguardi, come una danza lenta e sensuale. Hervè, però, ha una moglie che lo aspetta a casa, molto malata, anche se spera di poter ritrovare, una volta intrapresi altri viaggi, lo sguardo della ragazza e il mistero che lo avvolge. Passa il tempo ma la passione di Hervè non si è affievolita e si riaccende leggendo una lettera di poche parole scritta dalla giovane che lo convince a ripartire. Egli compie altri viaggi in diverse zone del Giappone e una sera si ritrova in camera con la ragazza. Allora inizia uno scambio silenzioso di sguardi ma la ragazza non può rimanere a lungo con lui. Hervè, per il suo lavoro, deve compiere altri viaggi, in luoghi remoti ma spera sempre di incontrare quelli occhi che lo hanno così tanto stregato. Nell’ultimo viaggio in Giappone egli trova davanti a sé un paese distrutto dalla guerra civile. Dopo molte peripezie riesce a trovare la carovana di Hara Kei, che scappa dalla morte e dalla distruzione. Egli lo incita a non far più ritorno. Così Hervé torna in Francia, dove lo attende la moglie gravemente malata, che muore qualche mese dopo.

La sua esistenza è stata scombussolata da uno sguardo ma egli ha avuto paura di osare.

Io credo che in tutti noi ci sia un po’ di Hervè Joncur: quante volte uno sguardo ci ha rapito, conquistato, fatto perdere la testa, fantasticare? Questo breve racconta ci trasporta con parole leggere e fragili come la seta nei pensieri, negli sguardi e nelle emozioni di un amore non vissuto ma sognato e immaginato con emozioni forti e intense.

La penna di Barrico, leggera e delicata, ma non per questo banale, ci guida alla scoperta dell’animo di un uomo di fine ‘800, delle sue paure e dei suoi limiti, della sua incapacità di riconoscere l’amore finchè, in Giappone, non inciampa per caso nell’Amore, quello vero, l’unico capace di scuoterlo, delicato e irripetibile.

Da questo libro è stato tratto il film “Seta” di François Girare del 2007.

‘Era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla.
Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia.’

‘Quella ragazzina continuava a fissarlo, con una violenza che strappava a ogni sua parola l’obbligo di suonare memorabile.’

Alessandro Baricco, Seta

 

 

 

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