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Recensione di “La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder

Pubblicato il: 21 marzo 2011 | Commenti 0

la-ragazza-delle-aranceUn libro intenso che ci trasporta in una storia struggente ma nello stesso romantica, in cui ogni pezzo, alla fine, completerà il puzzle che anche noi lettori siamo invitati a ricomporre.

Jan Olav è molto malato e sa di dover morire presto. Ma, nonostante ciò, vuole trasmettere la passione per l’universo e per l’amore a suo figlio. All’epoca il bambino, di nome Georg, ha solo 3 anni e già a questa tenera età si ritrova orfano di padre.

Solo dopo molti anni, la lettera capita nelle sua mani: Georg ormai è un adolescente di 15 anni e sua madre è legata a un altro uomo.

Le lettera narra una storia d’amore vissuta in prima persona dal padre quando era ancora uno studente universitario. Egli, in un tram di Oslo, incontrò una ragazza che teneva tra le braccia un sacco pieno di arance. I due si guardarono e, quando il tram si fermò bruscamente, Jan, temendo che la ragazza potesse cadere, la afferrò prontamente: nello stesso tempo rotolarono sul pavimento del tram tutte le arance. Il loro primo incontro non fu decisamente romantico ma egli si era innamorato di quello sguardo e si sentiva pieno di  sensi di colpa per averle fatto perdere così tante arance. Nei giorni successivi continuava a domandarsi cosa potesse fare, durante la sua giornata, la ragazza delle arance. Finalmente riuscì a rincontrarla in un bar ma un ennesima sua gaffe fece fuggire la ragazza.

Ci saranno altri e strani incontri tra i due.

Il padre non si limita a raccontare a Georg la propria storia d’amore: vuole costruire un dialogo con lui e fargli condividere la sua passione per il mistero dell’universo e della vita.

Alla fine gli porrà una domanda che può dare un significato non solo alla vita del figlio, ma a quella di tutti i lettori.

Una romanzo che manifesta un forte amore verso una misteriosa ragazza, verso un figlio immaginato già grande e verso la vita. Tante sono le riflessioni sul senso della nostra esistenza e, proprio alla fine, Georg dovrà rispondere ad una difficile domanda che segnerà il suo passaggio alla maturità.

Jostein Gaarder, autore del libro, ci guida in questa storia nella storia ambientata in un atmosfera onirica e fantastica come i paesaggi del Nord. In questo clima ovattato ci troviamo anche noi lettori di fronte a una storia che ci coinvolgerà sempre di più e che ci porrà continue domande a cui cercheremo di dare delle risposte riferendoci alla nostra vita.

Un libro commovente ma che trasmette una forte e intensa serenità, quella di una persona che, anche cosciente della sua imminente fine, sa di aver ricevuto dalla vita un dono immenso: quello dell’Amore.

 

“Immagina di trovarti sulla sogli di questa favola, in un momento non precisato di miliardi di anni fa, quando tutto fu creato. Avevi la possibilità di scegliere se un giorno avresti voluto nascere e vivere su questo pianeta. Non avresti saputo quando saresti vissuto, e non avresti neppure saputo per quanto tempo saresti potuto rimanere qui, ma non si trattava comunque che più di qualche anno. Avresti solo saputo che, se avessi scelto di venire al mondo un giorno, quando i tempo fossero stati maturi, come si dice, o ‘a tempo debito2, allora un giorno avresti anche dovuto staccarti da esso e lasciare tutto dietro di te. Forse questo ti avrebbe ferito violentemente, poichè molte persone pensano che la vita in questa grande favola sia così meravigliosa che vengono loro le lacrime agli occhi al solo pensiero che un giorno debba finire. Può essere tutto così bello qui, che fa un male terribili pensare che prima o poi non ci saranno più altri gironi da vivere. […] Cosa avresti scelto, Georg, se ci fosse dunque stata una potenza superiore che ti avesse lasciato questa scelta. In questo ruolo, nella grande e misteriosa favola, possiamo forse immaginarci una fata cosmica. Avresti scelto di vivere un girono una vita sulla terra, breve o lunga, dopo centomila o cento milioni di anni? […] Oppure avresti rifiutato di partecipare a questo gioco perchè non accettavi le regole?”

Jostein Gaarder

 

 

 

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