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“Dignità Autonome di Prostituzione” – Un Pomeriggio a Teatro

Pubblicato il: 14 maggio 2012 | Commenti 2

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Domenica, 6 Maggio 2012 sono stata al teatro Bellini di Napoli, e da allora riecheggiano nella mia mente le parole dell’allora ministro Tremonti, quando disse che: “Con l’arte non si mangia”. Se il ministro fosse venuto quel giorno a teatro con me, non avrebbe mai detto una cosa del genere, perché quello che ho visto mi ha cullato l’anima, accarezzato il cuore, scosso i sensi. Ho riso, ho pianto, ho gioito, mi sono disperata ed attraversato tutta la gamma di sentimenti che normalmente un essere umano prova in una vita.

“Dignità autonome di prostituzione”, (così si chiama lo spettacolo che sono andata a vedere) non è solo uno spettacolo teatrale, ma qualcosa di più profondo. E’ un universo parallelo in cui ognuno si sente libero di essere se stesso ed abbassare le pesanti maschere che si porta addosso nella vita di tutti i giorni, nonostante sia circondato poi da maschere per tutta la durata dello spettacolo, paradossale no?

So che adesso, per essere “professionale”, dovrei raccontarvi di come si svolge lo spettacolo e farvi un breve riassunto. Ma ho deciso di darvi giusto degli “assaggi”, perché non voglio rovinarvi il gusto della sorpresa che, per me, è stato quel “quid” in più che ha reso tutto magico. Infatti sono andata lì completamente ignara di tutto, semplicemente mi piaceva il titolo, ero depressa, e mi sono detta : “Dai perché no”.

Liberatevi di qualunque peso vi portiate addosso, giacche, borse, orecchini, finzioni, e preparatevi a vivere il teatro con tutto il vostro corpo e la vostra anima. Preparatevi a sedervi per terra, alzarvi, risedervi, poi fuggire di nuovo e chissà ancora quanto altro. Abbassate le vostre difese, e lasciatevi stupire.
Una volta usciti da lì, non sarete più gli stessi, almeno per un poco, ve l’assicuro.

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Vi starete chiedendo cosa c’entri con tutto questo splendore la parola “prostituzione”. Bene, il concetto che Luciano Melchionna e Betta Cianchini, autori dello spettacolo, intendono comunicare attraverso questo loro lavoro è che : “L’Italia è un paese d’artisti solo sui poster che vedi nei cessi di altri paesi, di sogni emigrati, di un tricolore che è pieno di buchi”. Così recitano i cartoncini che, in un gioco di luci e musiche assolutamente particolare ed onirico quasi, vengono gettati come coriandoli sugli spettatori. Coriandoli di piombo se pensiamo al loro contenuto, vero? Secondo Luciano in Italia molti attori sono costretti a “prostituirsi” attraverso la partecipazione a talent shows e, in generale, a prodotti di basso livello, pur di emergere in qualche modo e dare un senso alle loro vite sacrificate per l’arte. Tutto pur di potersi dire : ”Ho fatto la scelta giusta, non ho sprecato il mio tempo”. Tutto pur di avere una speranza. Lui non dà la colpa a loro, ovviamente, ma al ” sistema”, così ha deciso, insieme a Betta Cianchini (che, tra l’ altro, recita la parte della prostituta Anja nello spettacolo), di offrire ai propri attori una “casa chiusa in cui prostituirsi” : “Se proprio devono farlo, che almeno lo facciano protetti!”. Bella provocazione, vero?

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La prima cosa che vi colpirà, una volta fatto il vostro ingresso in platea, è che troverete tutto sotto sopra, ogni vostra certezza crollerà e vi sentirete un pochino perduti, non capirete bene cosa stia accadendo, dunque l’unica cosa che vi resterà da fare è rilassarvi, lasciarvi andare ed, ovviamente, PAGARE. Siete pur sempre in un bordello, no?

All’ingresso vi verranno dati dei “dollarini” con i quali potrete comprare le performances degli attori che vi hanno più colpiti (tranquilli, verranno tutti presentati all’inizio, così vi farete un’idea su chi vi piacerebbe ascoltare). Una volta deciso, verrete portati in gruppo in diverse stanze del teatro, per potere assistere a spettacoli assolutamente intimi e raccolti, intensi, divertenti, drammatici, avendo così modo di vivere il teatro nella sua dimensione più vera, attraversando il “dietro le quinte”, le stanze tappezzate di vecchi posters, fino al più piccolo sgabuzzino, là , dove ascolterete Momo, la più saggia delle pazze, che vi parlerà d’amore.

Mi sono chiesta per giorni come avrei potuto fare per comunicarvi cosa ho provato, le sensazioni che ho vissuto, ma se devo essere proprio sincera, ancora non trovo le parole. Quello che è successo dentro di me è stato straordinario. Sono andata da sola a vedere questo spettacolo, e non mi sono sentita sola nemmeno per un secondo. Ogni barriera tra pubblico e artista è stata cancellata. Ho abbracciato e baciato gli attori,che ricambiavano i baci e gli abbracci come se fossimo amici di vecchia data, ringraziandoli per quello che stavano facendo per me, per noi spettatori, che ci siamo sentiti uniti pur non conoscendoci, che abbiamo condiviso una sedia o un pezzetto di pavimento con un perfetto estraneo, perché ci sentivamo vicini, sentivamo di star condividendo qualcosa di bello insieme.

Ho pensato che l’arte, alla fin fine, non è nient’altro che una forma d’amore… la più pura forma d’amore che mette un essere umano “coraggioso” nella condizione di donare se stesso e di regalare amore, bellezza, ad un emerito sconosciuto, di cui non saprà mai il nome, e di cui non ricorderà nemmeno il viso, forse.
Probabilmente a loro non resterà che un vago ricordo dei miei baci e i miei “Grazie”… ma quello che resta a me è qualcosa che va al di là delle parole, e che ha molto a che fare con quel concetto di “vita vera” che tutti ricerchiamo nel nostro cammino in questo mondo.
M.

Grazie a Sabrina Cirillo, per avermi permesso di usare le sue belle foto, così vere e profonde.

  • Chiara Baffi

    Grazie Manuela, grazie a te per i tuoi grazie, per i tuoi abbracci, per i tuoi baci, per il tuo cuore, per le tue splendide parole, grazie!

  • Manuela

    grazie mille chiara, sono commossa ed orgogliosa che ti sia piaciuto… 🙂 l ho scritto col cuore…

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