L’arte è da sempre sinonimo di creatività e genialità. Tutto si può creare e la bravura sta nel crearlo con qualsiasi materiale. A prima vista le sculture che vedete in questo articolo sembrano fatte in pietra o marmo. In realtà questi volti unici sono realizzati interamente di carta.
L’artista, nato e cresciuto a Twain, Long -bin Chen, utilizza materiali come libri e riviste per creare le teste dei personaggi più cari alla cultura d’Oriente e d’Occidente. Un esempio? Buddha, guerrieri giapponesi, filosofi greci, pensatori del passato.
Chen ha avuto questa idea originale e l’uso della carta non è stato scelto a caso. Per lui l’uso della carta ha un significato speciale: un riflesso del consumo umano e dei rifiuti, nonché la perdita dei libri come oggetti estetici nella nostra epoca moderna.
Per Chen quindi utilizzare e trasformare libri, giornali e riviste, carta già stampata nella sua forma d’arte, è una denuncia chiara e precisa. Per lui i libri sono un aspetto fondamentale della vita e vedere come oggi vengono sorpassati da oggetti più tecnologici lo porta a far si che utilizzandoli nella sua arte, essi siano ancora importanti e fondamentali. Ma è anche una denuncia al consumismo sempre più sfrenato ed allo spreco sempre maggiore di materie che invece di essere riciclate vengono buttate al macero. Vedere libri abbandonati, non usati o peggio ancora buttati via senza dare loro una seconda vita, è un dolore per Lung-Bin Chen.
L’utilizzo del libro nell’arte fa si che si riscopra anche il valore estetico di un libro oggi messo violentemente in secondo piano. Un libro è bello da vedere, da sfogliare, da tenere in bella mostra nella propria libreria. Questo è il messaggio che Chen vuol far passare con la sua arte.
Siamo sempre più travolti dal consumismo e dalla tecnologia e non riusciamo più ad apprezzare e valorizzare ciò che ci appartiene. Sfogliare un libro, annusarlo, portarlo con noi è un valore che nessun oggetto tecnologico potrà mai darci.
Le foto che vedete in questo articolo sono tratte dal sito del’artista
E a voi questa idea piace? O siete più propensi a pensare che l’era del libro sia ormai finita?



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